L’osteopata mette le mani sulla testa dei pazienti: perché?

Ogni paziente che si sdraia sul mio lettino per una seduta osteopatica sente le mie mani appoggiarsi sulla sua testa. È una cosa insolita per la medicina tradizionale, ma è indispensabile per un osteopata, oltre ovviamente all’anamnesi e alla conoscenza con la persona-paziente (leggi anche come si svolge una seduta osteopatica).

È interessante verificare da dove origina questa particolare pratica.

William Garner Sutherland all’inizio del 1900, presso l’American School of Osteopathy, studiò approfonditamente le ossa del cranio (ben 29). Intuì che nella testa le ossa non erano fuse tra loro, come allora si pensava, ma che avevano la possibilità di muoversi reciprocamente.

 

Le ossa della testa si muovono.

 

Da allora gli studi in ambito craniale non si sono mai interrotti, fino ad arrivare a dimostrare che effettivamente le articolazioni tra le varie ossa del cranio, le suture, hanno la possibilità di muoversi.

Il movimento cranico è stato denominato nel suo complesso Meccanismo di Respirazione Primario (MRP).

Questo nome evidenzia le similitudini col movimento di respirazione polmonare, che però secondo Sutherland risulta secondario a quello craniale. Nel movimento cranico si parla di una fase di inspirazione, in cui aumenta il diametro laterale della testa e diminuisce quello antero-posteriore, e una di espirazione, in cui avviene l’opposto.

Il meccanismo di respirazione primario è indotto dal movimento delle meningi. A sua volta sembra essere dovuto alla produzione e al riassorbimento del liquido cefalorachidiano, che inoltre protegge e nutre il Sistema Nervoso Centrale.

Le ossa del cranio sono intimamente collegate all’osso sacro tramite le membrane intracraniche e intravertebrali, dette meningi, per questo oggi si parla di Osteopatia Craniosacrale.

Appoggiando le mani sulla testa del paziente, l’osteopata ascolta il movimento intrinseco delle ossa del cranio e valuta la mobilità delle singole ossa in relazione con le altre. L’attenzione viene orientata sia verso la sensazione di movimento generale di tutto il cranio, in particolare con la variazione dei diametri antero-posteriore e latero-laterale, sia verso la percezione del movimento delle singole ossa.

L’osteopata percepisce queste modificazioni appoggiando le mani sulla testa del paziente e focalizzando la propria attenzione su quei piccoli movimenti che compiono le ossa della testa e sulle tensioni che sente sulle proprie mani.

S’intuisce quanto sia importante per l’Osteopata l’ambito craniosacrale, e quindi perché appoggi le mani sulla testa di ogni paziente.


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